Nespresso, what else? Ormai t’ho detto tutto!

Per me l’unico caffè degno è quello della moka.

Ma sarei ipocrita se dicessi che il caffè in capsule Nespresso non mi piace: da quando abbiamo messo la macchina al lavoro è un continuo “wrooooom, swiiiiishhhh”  a tutte le ore.

I bicchierini di plastica si accumulano in maniera esponenziale nel mio cestino, e condividendo l’ufficio con 4 caffeinomani come me, è anche un continuo pellegrinaggio al negozio dove vendono ste benedette capsule.

I Nespresso Point (o Corner, o Shop non so come li chiamino) sono dei luoghi assolutamente peculiari, dove secondo me vige una legge del tutto autonoma.

Innanzitutto c’è sempre la fila; non importa che ci siano 8 commessi, la fila c’è perchè fa figo. Anzi, fa fighissimo, perchè la delimitano con il nastro torchon di vellutone tipo VIP area delle discoteche chic di Hollywood.

Poi ci sono i commessi; i commessi vestono divise impeccabili: giacca e cravatta per lui, gonna e blusa oppure tubino bon-ton per lei.

Hanno tutti le mani curate, trucco impeccabile le donne, non un capello fuori posto gli uomini.

Peccato che le divise siano di un marrone improbabilissimo, di quel marrone che quando tua madre te lo faceva mettere da piccolo tu hai capito il valore del nascondere i vestiti di ricambio nello zaino della scuola.

Superata la fila e lo shock per il marrone delle divise, arrivi finalmente davanti al bancone. E anche se sai perfettamente cosa vuoi, ti impappini.

Perchè “Volluto” non ti uscirà mai. MAI. E improvvisamente tutti i colori delle capsule ti sembrano uguali, e tu non ti ricordi come si chiama quella che prendi di solito.

“Vorrei quella rossa.” “Rosso carminio o rosso porpora?”

“Ehm…vabbè, facciamo quella grigia” “Grigia piombo o grigia canna di fucile?”

“No guardi, allora facciamo quella verde” “Verde bosco o verde petrolio?”

A quel punto compri il Ristretto, che è nera e vaffanculo.

Mentre agogni la busta con dentro le tue stramaledette capsule, il commesso comincia con il fuoco di fila delle domande:

“Desidera altro? Ha la tessera? No? Allora può fornirmi il nominativo? Ah, rilevo che ha già acquistato 250 capsule, è il momento di decalcificare il calcare dalla macchina, vuole il kit per decalcificare? Due confezioni di stecchette di zucchero? Come? Di canna, raffinato, dolcificante? I bastoncini per girare li ha?”

A quel punto sei stremato, ed arriva l’ultima fatidica domanda:

Gradisce degustare il caffè?

NOOOOO! M’AVETE FATTO VENIRE LA GASTRITE!

C’HO L’ULCERA PURE ALLE ORECCHIE! FATEMI USCIRE!!!

Ma siccome sembra maleducazione rifiutare un caffè aggratise, rispondi con un timido cenno della testa, e degusti.

Il caffè è drogato. Te ne accorgerai tra 3 giorni, quando ripeterai tutta la trafila dall’inizio.

P.S. ora ho capito perchè nella pubblicità del Nespresso c’è la foto del passaporto di George Clooney.

A breve, impronte digitali e scansione della retina.

 

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