Ho letto: “Statale 17- Storie minime transumanti”

“Statale 17-storie minime transumati” me l’hanno regalato Orfeo e Maura, rispettivamente Direttore e Ufficio Stampa di Edizioni Exòrma, che il libro l’ha pubblicato.

Orfeo e Maura li conosco da un annetto, dalla primaRoma si Libra, e il feeling tra noi fu immediato. Maura mi fa ridere quando dice di essere “rompina”, quando invece se ti pone un problema sa già come risolverlo; Orfeo è un editore che secondo me nella vita voleva fare il lettore, il che per come la penso io è un valore aggiunto non indifferente.

Exòrma pubblica quella che una volta Maura per telefono definì “letteratura di viaggio”, e mai definizione fu più azzeccata.
Viaggio della mente, dei piedi, degli occhi, della fantasia.

Confesso però che quando lessi la descrizione del libro, mentre preparavo il catalogo per la seconda edizione della manifestazione, mi sfuggì un gemito di dolore: “ennò dai, un altro fiume di inchiostro colpevolista e melodrammatico sul terremono NO, per favore!”.

Poi però pensai che Orfeo e Maura non potevano tirarmi questa sòla, perchè quel genere di libri non è roba per loro, quindi questo “Statale 17” qualche asso nella manica doveva pur averlo.

E ce l’ha infatti: un libretto snello, del formato che io adoro, di quelli piccoli e leggeri che puoi leggere a letto, in spiaggia, o con una mano sola sulla metro. Che però è denso come pochi altri.
Barbara Summa, l’autrice, è una che parla del terremoto quasi senza nominarlo.
Che ti racconta della sua famiglia, di come suo zio Lucignolo fosse arrivato a chiamarsi Lucignolo, o perchè in alcuni paesi dell’Abbruzzo le donne e gli uomini parlino due dialetti diversi.
Che ti fa morire dalle risate anche quando piange.

E’ brava Barbara, e mi dispiace non averla incontrata.
O forse in realtà l’ho incontrata, sulla Statale 17, mentre la percorrevo con la fantasia.

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