La rivincita degli ex (recensione lobotomicamente femminile di “State of play”)

Giovedi scorso, grazie all’invito di Digital Pr, ho assistito all’anteprima di State of Play, in uscita il prossimo 30 aprile.

Il film mi è piaciuto, pertanto consiglio di vederlo.

Menti meno cazzarone della mia hanno già provveduto a delle recensioni di senso compiuto, che vi invito a leggere.

La mia, come avrete intuito dal titolo, si focalizza di più su alcune caratteristiche dei personaggi e degli attori.

Ho appreso innanzitutto che i ruoli di Russel Crowe e Ben Affleck dovevo originariamente essere affidati a Brad Pitt ed Edward Norton.

Come a dire che questo film racchiude la quintessenza degli ex di Hollywood.

Ex-mariti, ex-boni, ex-benzinai, ex-analfabeti.

Il grassoccio Russel Crowe, dopo l’epopea del Gladiatore e di A Beautiful Mind, s’era infatti fatto ricordare solo per essere stato il guastatore di una delle coppie più solide di Hollywood, cioè Meg Ryan e Dannis Quaid.

Tutti sappiamo che Meg Ryan ha subito un intervento per gonfiare le labbra che sfortunatamente ha presentato come effetto collaterale quello di farle andare il silicone al cervello, perchè se fosse stata sana Dennis Quaid non l’avrebbe mai lasciato per uno che come abilità spacca cabine telefoniche con la chitarra dopo essersi ubriacato. Dennis Quaid, a sua volta, deve aver tentato di riconquistare la moglie assumendo le caratteristiche di Crowe, essendo diventato anche lui un trippone mal in arme.

Ben Affleck invece, che al cinema potrebbe avere successo solo se interpretasse una tinca lessa, vista la varietà delle sue espressioni facciali, mi risulta sia noto per essere stato il quasi marito di Jennifer Lopez, e probabilmente l’amante passivo del suo amichetto Matt Damon, altro campione della categoria facce di gesso (fondata ovviamente da quel nano di Tom Cruise).

Non ne sono certa, ma mi sembra di ricordare che abbia avuto anche un affaire con Jennifer Aniston nell’immediato post-Pitt. Se ciò fosse vero, la sostituzione di un attore all’altro avrebbe un tono molto più gustoso, e si scoprirebbe che questo uomo ha però un che di geniale, avendo scelto la nuova fidanzata con lo stesso nome della ex, e riducendo quindi a zero le possibilità di incappare nell’imbarazzante inconveniente di sbagliarsi a chiamarla nei momenti d’intimità o al supermercato.

Robin Wright Penn, è la moglie di Sean Penn, ex di Madonna, e di fatto non recita, avendo come ruolo quella della moglie cornuta e a sua volta cornificatrice che fa buon viso a cattivo gioco, ma potendo si scoperebbe anche il fattorino. Direi che grosse differenze con la sua vita reale non ce ne sono, convenite?

Rachel Mc Adams fa la blogger, e secondo me lo sceneggiatore che le ha scritto la parte è un genio: come tutte le blogger d’assalto, infatti, lei vuole fà, vuole fà e vuole fà, ma in sostanza non capisce un cazzo, e non ha una sola intuizione in tutto lo svolgimento dell’inchiesta.

Il suo unico gesto concreto sta nello spingere il tasto “send” alla fine del film, per spedire qualcosa che comunque non ha scritto lei.

E’ quindi incredibile come un film che ingloba questi personaggi/interpreti e qualche altro povero sfigato (Helen Mirren esclusa, lei la adoro ed è l’unica che nella versione originale che ho visto avesse un accento decente) possa in realtà essere bello.

E vi ripeto, è bello. Quindi scucite sti 7 euro e andate al cinema, pelandroni!

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