Aaambè, se lo dice Marie Claire…

Mi capita tra le mani l’ultimo e come sempre monolitico numero di Marie Claire, questo mese con un’appendice in più dedicata allo shopping.

In copertina, a caratteri cubitali: “Stile anti-crisi”.

Apro e mi trovo davanti l’editoriale di Antonella Antonelli, direttore della rivista:

“Siamo sempre state favorevoli al pensiero positivo, ancora di più in questo momento in cui concedersi pause di "sano” shopping.  Speranza e cambiamento saranno il nostro leitmotiv di primavera.

Anche quando si tratta di scoprire tutti gli stili e le tendenze, a prezzi più accessibili.“

Il primo concetto è delirante, il secondo retorico, ma forse con il terzo si sono riprese, magari in questa rivista ci sono vestiti deliziosi scelti sui mercatini, da H&M e nei negozi dei cinesi.

Proseguo quindi, e il risultato è questo:

Blusa ricamata in cotone: 390€, pantaloni in cotone: 445€, canotta in cotone 77€ (‘na canottiera 77€????), gilet in suede 1.560€, coulotte di cotone effetto pizzo (cioè, una mutanda della nonna) 105€, orologio con cinturino in pelle 540€, short di jeans a taglio vivo(cioè prendi un paio di jeans vecchi, li tagli con le forbici e hai fatto) 173€.

Non vado oltre, perchè sennò spacco tutto.

Questo è shopping anti-crisi? Strano, perchè a me solo a leggere m’è venuta una crisi isterica!

Poi inevitabilmente succede che qualche lettrice inviperita come me scriva una lettera, che viene diligentemente pubblicata nel numero successivo, nella quale dice più o meno: "ma oltre al vostro, lo leggete qualche giornale? nun ce sta na lira pè piagne”.

E subito,  la risposta pre-confezionata (non avete idea di quante volte l’ho letta in vita mia): “mia cara, noi vogliamo darvi uno spunto! Questi stessi stili si possono ricreare facilmente con gli abiti che trovi sulle bancarelle!”.

Ma allora dico io, perchè non ci mettete direttamente i vestiti delle bancarelle?

No maaa, state sereni: speranza e cambiamento saranno il nostro leitmotiv di primavera.

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