Semplicemente: papà

Mio padre è stato con me 30 anni fa quello che i papà sono oggi con i loro figli.

Un compagno di giochi, un inarrestabile esploratore, una miniera di racconti e di canzoni.

Guardavamo i cartoni, andavamo al cinema, a raccogliere in motorino le more e i pinoli.

Sulle macchine a scontro, che mia madre non voleva, e una sera dopo la festa in paese sono tornata a casa con lui e con un occhio nero: una macchinina si era scontrata con me!

E poi mi raccontava del mondo che non è tutto uguale, che i colori della pelle non sono tutti uguali, ma che noi dobbiamo amare tutti, ed aiutare chi ne ha bisogno.

Che non si ruba, che non si uccide, che non si chiudono gli occhi  e soprattutto la bocca su qualcosa che non ci piace.

Che il nostro paese ha vissuto gli anni di piombo, che lui organizzava i cineforum con i documentari sui ragazzi che venivano uccisi in Argentina, che ci sono treni che vanno velocissimi, che sulla montagna in Calabria dove eravamo stati c’erano le piante di liquirizia e le tane dove nascondevano le persone rapite.

Mi ha insegnato ad andare in bicicletta ed a guidare troppo presto, e in entrambi i casi mi sono cappottata in modo indegno, ma poi ho ricominciato.

Mi ha insegnato come nuotare a dorso senza farmi andare l’acqua nel naso.

Soprattutto, mi ha insegnato come si comporta un uomo, e come si comporta una donna.

Tanti auguri.

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