Ce vò fegato a fà i profeti

Apro uno dei miei libri dell’università. Uno dei primi esami che ho sostenuto.

Fu un acquisto strano, perchè il professore ci disse: comprate questo libro, imparate ciò che c’è scritto sopra, poi odiate ogni parola. Questo libro contiene tutto ciò che voi, come esperti di relazioni pubbliche, non dovrete mai fare.

Il libro, di un autore molto noto che non rivelerò neanche sotto tortura, è un agglomerato di marketing,  sociologia della comunicazione di massa, economia e tecniche pubblicitarie. E’ abbastanza datato, diciamolo.

Io ovviamente ne ho letto ogni parola, e diligentemente ne ho odiato ogni parola.

E’ stato efficace, devo dire, perchè ormai non riesco più a guardare una pubblicità, un piano strategico, un’analisi di marketing senza cercare l’eventuale virgola fuori posto.

Ed ovviamente sto impazzendo! Perchè la concezione dell’utente, del target (chiamatelo come volete) come contenitore vuoto da riempire di messaggi, non solo non è scomparsa, ma sembra godere di ottima salute.

Noi siamo ancora quelli ai quali “i desideri vanno provocati, suggeriti, creati”.  Di fatto, siamo depauperati di una delle principali funzioni mentali, che è appunto il desiderare.

Perchè c’è qualcuno che ci anticipa, che fa scacco alla nostra pigrizia, e ci dice: “ma che perdi tempo a pensare cosa vorresti? Te lo diciamo noi e toh, guarda, ti diamo anche ciò che ti soddisfa”.

Intendiamoci, questo meccanismo fa girare l’economia e la politica da sempre, non voglio fare quella appena scesa dalla casetta sull’albero.

Ma se questo cerchio non può essere spezzato (e io, fortunatamente, dubito che sia impossibile), vorrei almeno maggiore rispetto.

In fondo, se io non lo compro il tuo prodotto, tu non lavori, no? Quindi, mi vuoi ascoltare?

La risposta ovviamente è NO. No perchè “loro” non solo pensano di potermi dire cosa voglio oggi, ma anche cosa vorrò domani.

Hanno il futuro in mano, quindi? Sono profeti, quindi? E noi che facciamo, ci crediamo?

Ci crediamo sì, perchè continuiamo a comprare tubi di patatine che non sono fatte di patate, da sgranocchiare di fronte all’ennesimo documentario su Nostradamus, che promette sconvolgenti ed inedite interpretazioni.

E ci vorrà pure fegato a fà i profeti, ma intanto le patatine ibride attaccano il nostro, di fegato.

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