Mercy, mercy, mercy

Che poi uno dice…ma che te ne fai degli amici?

Dopo anni passati a perdere le mezz’ore intere in salutini, chiacchierine, bacettini e commiatini ad ogni happening sociale, dalla spesa al discount il mercoledi pomeriggio fino al vernissage, un po’ di scrematura dovresti averla fatta, no?

Si, l’hai fatta. Perchè i conoscenti dopo un po’ non te li ricordi più, mentre gli amici li eleggi, e ti fai accompagnare da loro a lungo, per sempre se possibile.

Quelli che poi rimangono sempre al tuo fianco sono quelli che sanno applicare la pietà.

Non nel senso di commiserazione, ma nel senso di non infierire.

L’amica/amico al quale confessi che hai fatto/stai per fare/farai una cazzata grossa come la muraglia cinese, ha tutto il diritto di trattarti come un simpatico agnello in tempi di pasqua.

Ti lascia cuocere nel tuo brodo, ogni tanto butta un’occhio per controllare che non ti bruci, ma non ti infilza con lo spiedo per controllare come cuoci dentro.

Un po’ perchè sa che la ruota gira, e la prossima volta potrebbe toccare a lui.

Ma soprattutto perchè ha piena coscienza del fatto che il migliore carnefice è la stessa vittima.

Quindi l’amico applica la pietà. Se poi è un amico speciale, riesce anche a trovare nella tua cazzata uno o più risvolti positivi che tu non avevi ancora calcolato.

E quindi, nella fattispecie, il mio cuore e tutta la mia riconoscenza sono per Stefania, che mi perdona sempre, e che si fa sempre perdonare.

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